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domenica 16 ottobre 2011

Ritorno alla mia terra

Ho appena lasciato alla mia destra la città, vista dall'alto di un tratto d'autostrada fatto di curve larghe e veloci che corrono lungo il versante della montagna.


Le prime indicazioni di luoghi a me tanto cari ed amati, che sembra così strano leggerle dopo tutto questo tempo.

Il viaggio è stato lungo, ancora di più pensando all'euforia di rivedere questi posti che ormai non sento più miei, seppure l'amore che nutro nei loro confronti non finirà mai di esistere nel mio cuore.

Pochi chilometri ancora ed il caos di auto e mezzi pesanti diventa solo un ricordo. Come se avessi varcato la soglia di una realtà completamente diversa.

Rallento. Giusto un filo di gas. Il quattro cilindri al minimo dei giri. Il suono cupo che fuoriesce dal terminale spezzando la calma ed il silenzio di questi posti.

Fitti alberi di nocciola mi accompagnano ai margini della strada che, stretta, sale verso i monti. Osservo il gioco di luce ed ombra che le foglie sui rami e il sole creano sull’asfalto.

Percorro lentamente questo stretto e disconnesso manto di asfalto, con la visiera alzata per assaporare il profumo della terra calda e asciutta che porta la mia mente a ricordi lontani.

Sono sensazioni uniche.

Ed ecco apparire d’improvviso dietro l’ultima curva il paese, identico a quello che ho sempre avuto nella mia mente.

Sullo sfondo i monti verdi, a tratti più scuri, accalcati l’un l’altro come se ognuno volesse avere la precedenza alla vista di chi li guarda. Sono sempre lì, immobili, immutati. Il borbottio della moto si confonde con le voci di donne che richiamano l’attenzione dei propri cari; e sento il profumo del ragù quasi pronto provenire dalle cucine. Suoni e odori che non si sono mai modificati.

Il sole splende alto, caldo.

Nella vallata è ancora presente il suono del fiume le cui acque scorrono nel suo letto fatto di pietre e terra. La cascata è ancora lì al lato della strada, laddove poco dopo c’è la casa che fu dei miei nonni. E percorro lentamente questa strada, osservando tutto nei minimi particolari per cogliere quelle lievi sfumature che immancabilmente mi fanno venire alla mente scene del passato che pensavo avessi dimenticato.

Tutto sembra scomparire per far spazio solo all’emozione nel vedere quei luoghi che ricordavo come fossero parte di un sogno.

E arrivo al piccolo ponticello in cemento, sperando di vedere ancora quel capanno di lamiera e legno, dentro cui c’era la “carretta” di mio nonno.



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