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giovedì 15 settembre 2011

TransAlpina 2011: 07.09.2011 - I^ Tappa


Il traghetto attracca al porto di Vado Ligure puntuale alle 7.30. La traversata notturna è trascorsa abbastanza tranquilla, nonostante il forte maestrale che ha mosso un po' il mare e qualche bambino che ha vomitato sulla maglia del proprio genitore.
Sistemo la borsa serbatoio ed il materassino che avevo portato sul ponte e metto in moto la Mula. Con me altri motociclisti che tornano a casa dopo le vacanze trascorse in Sardegna.
Imbocco l'autostrada in direzione di Ventimiglia per raggiungere Menton dopo circa 40 minuti. E' questo il punto di partenza del mio viaggio vero e proprio, che per tutto il giorno mi accompagnerà lungo la Route des Grandes Alpes.


Mi arrampico sui primi tornanti fino al borgo di Castillon e poi in direzione di Sospel passando per il Col de' Castillon a 707 mt di altitudine. La strada è un po' messa male ma in compenso il panorama verso le montagne ripaga. Giungo a Sospel dove inizia una serie di bellissime curve e tornanti con asfalto in buone condizioni, tant'è che inizio davvero a divertirmi. Percorro le affascinanti Gole del Piaon, in mezzo alle quali scorre il fiume che si fa largo tra le rocce bianche. I francesi alla guida lasciano strada, così non ho problemi a stare in coda ed i chilometri volano via velocemente. Passo il Col de l'Albe a 1149 mt e poi dopo una serie di tornanti in salita immersi nei boschi, il Col de' Turini a 1607 mt. Si inizia a salire di quota poco alla volta ma la temperatura è gradevole ed indosso tranquillamente i guanti estivi... magari durasse questo clima per tutto il viaggio!
Inizia una divertente discesa con la moto praticamente sempre in piega. Attraversando La Bollene-Vésubie e Saint Martin Vésubie, il profumo di pane caldo arriva fin dentro i polmoni, ma non posso fermarmi a mangiare già ora (anche se la tentazione è molto forte)!
Raggiungo il Col Saint Martin a 1500 mt su un manto stradale largo e veloce. A Saint Sauveur sur Tinée imbocco in direzione del Col de la Bonette.


Il paesaggio si fa via via più desolato, dove gli alberi lasciano spazio alla vegetazione rada ed al terreno roccioso. La strada perde le protezioni ai margini e, curva dopo curva, salgo di quota in un paesaggio affascinante e particolare. L'aria diventa fresca ed alzo la visiera per respirare profondamente e d apprezzare questa piacevole sensazione di purezza. Non c'è neve, tranne qualche sparuto accumulo nelle zone all'ombra sulle cime delle vette. Altri motociclisti mi precedono, altri ancora mi seguono. Agevolo il sorpasso ai bicilindrici e coloro che hanno più fretta di me, mentre io guido piano per apprezzare il paesaggio. Ogni tanto mi fermo per scattare qualche foto e quando spengo la moto, l'unica cosa che sento è il rumore del vento. Attraverso le case abbandonate e diroccate di Camp des Fourches e poi ancora su, verso le cime. Mi fermo guardando la strada dall'alto, mi rendo conto di quanto sono in quota: una piccola striscia serpeggiante di grigio che contrasta con il giallo dell'erba secca. Piccoli puntini neri che si muovono mi indicano altre moto in salita, alcune invece in discesa.


Giungo in vetta, a 2800 mt di altitudine: molte moto sono ferme, i loro padroni scattano fotografie, altre arrivano, altre ancora ripartono. Scendo dalla Mula tolgo il casco ed imbraccio la macchina fotografica. Sento l'aria fredda sul viso ed è una goduria. Mi guardo intorno e vedo migliaia di vette più basse. Il paesaggio lunare che mi circonda crea un'atmosfera strana ed incredibile, indescrivibile per chi c'è stato, incomprensibile per chi ancora non c'è salito.
Inizio la discesa stando attento soprattutto ai ciclisti ed alle condizioni del manto stradale che non sempre ispira fiducia, ed un'eventuale uscita di strada significa capitombolare tra le rocce.
Passo sotto il forte militare nei pressi di La Condamine Chatelard e poi ricomincia la salita per il Col de Vars a 2109 mt. Mi fermo per sgranchire le ginocchia e mangiare un sandwich con prosciutto e formaggio morbido. La strada in discesa è stupenda passando per il Rifugio di Napoleone Bonaparte, fino a raggiungere Guillestre. Qui però mi aspetta una brutta sorpresa: la strada per il Col d'Izoard è interrotta, ed un semaforo regola il traffico in modo da consentirne l'accesso ogni 40 minuti. Al mio arrivo mancavano 37 minuti e così, come altri motociclisti che mi seguivano, ho deciso di rinunciare e deviare il percorso su una noiosissima N94 fino a Briancon.
Prossima tappa il Col de Lautaret a 2058 mt, che raggiungo percorrendo una bella salita dalla quale si ammirano i primi ghiacciai sulle vette che riempiono i versanti delle montagne. Lo spettacolo è unico e più proseguo, tanto più mi avvicino fino a definirne i più piccoli dettagli: le nuvole che si formano sembrano creare un tulle che abbraccia le cime, e sotto di esse il ghiaccio che in alcuni punti prende le forme di speroni, in altri sembra un manto soffice steso a coprire le rocce.




Sono le 18 del pomeriggio quando giungo a La Grave dove trovo un campeggio ai margini di un fiume. Sopra di me il ghiacciaio. Monto la tenda, faccio una doccia e preparo la cena. Conosco un anziano signore tedesco in giro con la moglie su un pick-up nel cui cassone trasporta un FJR1300, e rimorchia una roulotte. Scambiamo quattro chiacchiere ma poi esce per andare a cena fuori dal campeggio. Mi infilo nel sacco a pelo, telefono a Clara per darle la buonanotte e sprofondo in un dolce sonno freddo e umido.



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