Che venga percorsa in un verso o nell'altro, questa strada regala infinite emozioni! Io stesso mi trovo in difficoltà nel decidere il punto di partenza...
Ok, mi butto. Visto che qualche giorno fa ho proposto il tratto della SS125 da Lotzorai a Dorgali, oggi illustro la strada che in un ipotetico viaggio verso il nord Sardegna potrebbe precederla.
Ci troviamo al bivio che incontriamo sulla SS128 una volta lasciata Mandas, e dobbiamo seguire le indicazioni Tortolì-Lanusei. Un cartello ci indica il km 0 della SS198, l'inizio di una vera poesia per noi e per la nostra dueruote. Si comincia subito con delle curve veloci in lieve discesa, un tornante a sinistra e si inizia a salire su un asfalto che vira improvvisamente alla tonalità rossa. Non so a cosa sia dovuto questo colore, ma posso garantire che offre un grip eccellente (per contro il consumo di gomme sarà molto più accentuato!). Proseguiamo tra colline e vegetazione fatta di pochi arbusti, su un tratto abbastanza veloce e tranquillo che ci offre l'opportunità di scaldare bene le gomme. Al bivio per Nurri proseguiamo diritti e prepariamoci ad uno dei tratti più entusiasmanti: piantiamo bene le punte sulle pedaline, poniamo il busto in avanti e pronti a tirar fuori il sederino! E' un continuo di "S", destra, sinistra, tanto da portare la moto continuamente in piega. La strada non eccelle in larghezza, quindi occhio a non commettere errori, perchè trovarsi nella corsia opposta è un attimo! Chilometro dopo chilometro, l'asfalto scorre sotto le ruote in un attimo, quando si apre davanti ai nostri occhi il lago del Flumendosa. Percorriamo gli ultimi ampi tornanti e facciamo riposare un attimino le ginocchia mentre attraversiamo il viadotto che passa proprio sul lago, ma non distraiamoci troppo perchè inizia la salita fatta di curve veloci che corrono parallele allo specchio d'acqua. Dimenticavo! Qui è possibile anche effettuare escursioni in battello. Lasciamo il lago e guidiamo in salita tra curve e tornanti fino a raggiungere il valico Arcuerì, superando il bivio per Esterzili (a proposito, chi vuole fare altre curve, può raggiungere il predetto paesino e tornare di nuovo indietro... ne vale la pena!).
Siamo in cima e tra una piega e l'altra inizia la lieve discesa verso Sadali, conosciuto anche come il paese dell'acqua grazie ad una cascata presente nel centro storico del paese ed anche ad una più famosa, Su Stampu de su Turrunu, raggiungibile con una piacevole camminata nei boschi.
Voglio segnalare un ottimo ristorante/agriturismo dove ho mangiato davvero bene: da Iliano (via Piave, 3396407426).
Lasciamo Sadali e, dopo aver oltrepassato la strada ferrata dove oggi sferraglia il Trenino Verde (Sadali è una delle tappe di questa bella e particolare attrazione turistica), proseguiamo sempre per Lanusei-Tortolì lungo un tratto di SS198 completamente immerso nella natura fino a raggiungere il piccolo centro di Seui. Attenzione che in alcuni tratti, fortunatamente brevi, l'asfalto sembra non offrire un grip eccellente! Continuiamo costeggiando un versante montuoso pieno di bellissime curve dove dar sfogo ai propri istinti, sempre a contatto con un panorama selvaggio ed isolato. Il traffico è quasi inesistente e molte curve hanno un'ampia visuale per poterle affrontare con tutta tranquillità. Arriviamo ad Ussassai dove, poco dopo usciti dal paese, iniziamo a vedere i primi Tacchi d'Ogliastra, altipiani di origine calcarea tipici di questa zona, che ci regalano uno spettacolo impressionante!
Eccoci arrivare in un altro piccolo centro: Gairo Taquisara. Inizia la discesa immersa nei boschi, che ci porta, dopo qualche bel tornante ed un'altra miriade di curve, al bivio dove dobbiamo proseguire sempre per Lanusei. Volendo, la deviazione per Ulassai-Osini non è una cattiva idea, anzi! ma questa, prometto, sarà un itinerario dei prossimi giorni...
Affrontiamo la salita e, prima di arrivare a Gairo Sant'Elena attraversiamo il paese fantasma di Gairo Vecchia. E' suggestivo passeggiare tra le rovine di questo piccolo borgo dove il tempo s'è fermato agli anni '60, quando fu abbandonato a causa del pericolo di frane. Le strade sono in terra battuta ed anche le caratteristiche costruttive delle abitazioni sono completamente lontane da quelle che concepiamo oggi.
Oltrepassiamo anche la più moderna Gairo Sant'Elena e, sempre in salita, giungiamo alla cantoniera Sarcerei, prima della quale è possibile deviare a sinistra seguendo l'indicazione Perdeliana, per visitare un monumento naturale davvero affascinante. La cantoniera rappresenta anche il punto più alto di questo tratto di strada. Giungiamo ad un bivio posto in un tornante destro e continuiamo verso Lanusei (a sinistra si prosegue per Nuoro lungo la SS389), poche curve più in basso e finalmente ai nostri occhi si apre il panorama sul mare antistante Arbatax.
Spesso mi è capitato di sentire nettamente la differenza di temperatura appena lasciato il bivio per Nuoro.
Giungiamo a Lanusei, famoso perchè patria dei culurgiones, i ravioli a fagottino con ripieno di patate, formaggio e menta, la cui chiusura assume un disegno simile a quelli di una spiga di grano.
Altre curve fino a raggiungere Ilbono dal quale apprezziamo sempre di più il panorama sul mare. Qualcuno a questo punto sarà stanco di far piegare la propria moto, altri invece non sono ancora sazi... ci attendono gli ultimi chilometri di splendido asfalto rosso, serpeggiante tra uliveti e vigneti, prima di varcare le porte di Tortolì. Se la vostra zavorrina vi sta maledicendo, rincuoratela perchè ad Arbatax potrà rifocillarsi nella Peschiera San Giovanni (0782/664415 da prenotare con almeno due giorni di anticipo!), dove mangiare pesce freschissimo in quantità esagerate oppure organizzate un'escursione in motonave nelle splendide e paradisiache calette ogliastrine!!!
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sabato 25 febbraio 2012
Motostrade di Sardegna: La SS198 da Nurri a Tortolì
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domenica 19 febbraio 2012
18.02.2012 - Costa Verde in inverno
Finalmente un sabato mattina con il sole, senza il freddo siberiano della perturbazione che ha investito l'Italia nelle scorse settimane. Infilo il completo touring e vado a prendere la Mula a casa di mia cognata. Tolgo il telo e quanto mi irrita vedere quel sottile strato di ossidazione sui dischi freno! Sono quasi due mesi che non la prendo e mi mancava tanto portarla in giro.Ruoto la chiave di accensione e la Mula si avvia puntuale come un orologio svizzero. Nei primi metri percorsi sento l'anteriore un pò sgonfio e provvedo subito a ripristinare quei pochi decimi di bar mancanti durante il rifornimento carbur,ante.
L'aria è ancora fresca, ma ben vestiti si sta divinamente. Dove vado? le zone montuose sono ancora a rischio ghiaccio, in alcune invece è ancora presente la neve a bordo strada, quindi l'unica possibilità è andare verso il mare.
Un trasferimento veloce sulla SS130 e mi trovo alle porte di Iglesias che oltrepasso mantenendo alla mia destra la miniera di Monteponi, sul cui bordo strada sono ammassati gli scarti in terra rossa delle lavorazioni minerarie dell'epoca.
Devio per Buggerru sulla SP83 e poco dopo arrivo alla spiaggia di Funtanamare completamente deserta. Proseguo per la strada costiera che corre lungo i versanti montuosi, in molti punti a strapiombo sul mare. In lontananza i ruderi della Laveria La Marmora e sullo sfondo il bellissimo Pan di Zucchero.
Mi fermo per fare un pò di foto: questi panorami sono da incorniciare, e i colori di oggi li rendono ancora più affascinanti. Oltretutto le nuvole sparse qua e là accentuano ancor di più la profondità dei luoghi, creando suggestivi giochi di luci ed ombre tutt'intorno. L'asfalto è pulito, ma la strada stretta mi costringe ad un'andatura da passeggiata nonostante le numerose curve che invogliano a girare la manopola del gas.
Il Pan di Zucchero è di fronte a me, maestoso, piazzato lì in mezzo al mare a pochi metri da Porto Flavia. Qui è possibile visitare le miniere di Masua-Porto Flavia, costruite con un innovativo progetto che permetteva il carico dei materiali estratti direttamente sulle navi. Mi arrampico percorrendo un paio di tornanti, allontanandomi solo temporaneamente dal mare. Su questo tratto di strada mi dedico prevalentemente a godermi le curve, senza azzardare perchè dovrei cambiare i pneumatici, soprattutto quello anteriore la cui spalla destra è completamente liscia. La strada è tutta per me e, dopo aver superato una piccola utilitaria, sfogo una buona parte dei cavalli posseduti dalla Mula. 3^, 2^, apro a 7000, 8000 giri, di nuovo 3^. Il bivio per raggiungere Cala Domestica mi invita a seguirlo e così devio fino alla piccola area di parcheggio. Passeggio sulla spiaggia non calpestata.
Qua e là piccole dune sulla cui cima fuoriescono ciuffi di vegetazione rivolta verso l'interno, deformati dal maestrale che molto spesso spira violento da queste parti .Sono solo, su questa lingua di sabbia chiusa tra due promontori rocciosi.
A sinistra le rovine di un mecchio magazzino della miniera. Sulla sabbia le orme di un gatto nero, accovacciato poco più avanti a godersi questo tepore.Riprendo il tragitto e giunto su un altopiano, rivedo in lontananza il blu intenso del mare, dove affaccia una vecchia torre a base circolare.
Qui non ci sono strade che permettono di raggiungere la costa, a meno che... ma con la mia è impensabile una cosa del genere!
Ancora altre curve, dove alla mia vista, si apre il panorama di Buggerru. Ancora oltre la spiaggia di Portixeddu ed infine il promontorio di Capo Pecora.
Giungo a Buggerru e decido di deviare lungo il versante della montagna, percorrendo una stradina stretta che la circoscrive, con l'intenzione di raggiungere la piccola frazione di Grugua. L'asfalto è pieno di sassi, mancante delle protezioni a bordo strada che dà direttamente su un ripido declivio roccioso. Salendo, sotto di me si apre uno scenario favoloso. A sinistra Buggerru ed il porticciolo, a seguire la spiaggia dalla sabbia dorata con le onde del mare che si infrangono sulla battigia. Il loro movimento smuove la sabbia sul fondo facendo assumere all'acqua vari colori che virano dal blu al celeste, al verde smeraldo: rimango davvero senza parole.
Poco dopo, quando mi lascio il mare alle spalle, l'asfalto finisce e sono costretto a tornare indietro. Fin dall'inizio infatti, il fondo stradale di questo sterrato non è idoneo ad essere percorso con la Mula. Torno indietro e proseguo in direzione di Guspini-Fluminimaggiore-Iglesias. Percorro il lungo rettilineo che costeggia la spiaggia di San Nicolao che termina con la piccola spiaggia di Portixeddu. Anche qui i segni lasciati dal Maestrale: l'asfalto è quasi completamente ricoperto dalla sabbia ed al suo margine rivolto verso il mare si sono formate grosse dune. Tutti i ristoranti sono chiusi. Mi sarei fermato volentieri per uno spaghettino veloce magari con i ricci di mare, ma devo essere sincero, apprezzo maggiormente questa sensazione di solitudine.
Trovo l'indicazione per Portixeddu che mi porterà, a seguire, al promontorio di Capo Pecora.
Un gregge di capre attraversa la strada, ma al mio sopraggiungere si fanno largo facendomi passare senza problemi.
Questa spiaggia è fatta di rocce bianche, ovali, levigate nei secoli dal vento e dal mare, tant'è che viene chiamata anche "spiaggia delle uova di dinosauro".
Sono indeciso se tornare indietro o proseguire, consapevole di trovare la SS126 umida. Proseguo ed arrivo in breve tempo a Fluminimaggiore. Molti tratti all'ombra della statale che porta ad Iglesias sono umidi, ma nei tratti asciutti mi sono divertito come un bambino. Peccato non avessi portato con me gli elastici o il ragno: in un punto erano accatastate le cortecce di sughero, ottime per ricavarne vassoi dove mettere il maialetto dopo la cottura.
Valico il passo Genna Bogai a poco meno di 600 mt s.l.m. e percorro in discesa l'ultimo tratto della "Sant'Angelo" fino ad arrivare ad Iglesias. Così come per l'andata, percorro la SS130 fino a casa. Spengo la moto, la rimetto sotto il telo e quando la sera mi trovo sotto le coperte, mi viene in mente quanto scritto sul cartello turistico di Capo Pecora:
Visualizza Buggerru in inverno in una mappa di dimensioni maggiori
L'aria è ancora fresca, ma ben vestiti si sta divinamente. Dove vado? le zone montuose sono ancora a rischio ghiaccio, in alcune invece è ancora presente la neve a bordo strada, quindi l'unica possibilità è andare verso il mare.
Un trasferimento veloce sulla SS130 e mi trovo alle porte di Iglesias che oltrepasso mantenendo alla mia destra la miniera di Monteponi, sul cui bordo strada sono ammassati gli scarti in terra rossa delle lavorazioni minerarie dell'epoca.
Devio per Buggerru sulla SP83 e poco dopo arrivo alla spiaggia di Funtanamare completamente deserta. Proseguo per la strada costiera che corre lungo i versanti montuosi, in molti punti a strapiombo sul mare. In lontananza i ruderi della Laveria La Marmora e sullo sfondo il bellissimo Pan di Zucchero.
Il Pan di Zucchero è di fronte a me, maestoso, piazzato lì in mezzo al mare a pochi metri da Porto Flavia. Qui è possibile visitare le miniere di Masua-Porto Flavia, costruite con un innovativo progetto che permetteva il carico dei materiali estratti direttamente sulle navi. Mi arrampico percorrendo un paio di tornanti, allontanandomi solo temporaneamente dal mare. Su questo tratto di strada mi dedico prevalentemente a godermi le curve, senza azzardare perchè dovrei cambiare i pneumatici, soprattutto quello anteriore la cui spalla destra è completamente liscia. La strada è tutta per me e, dopo aver superato una piccola utilitaria, sfogo una buona parte dei cavalli posseduti dalla Mula. 3^, 2^, apro a 7000, 8000 giri, di nuovo 3^. Il bivio per raggiungere Cala Domestica mi invita a seguirlo e così devio fino alla piccola area di parcheggio. Passeggio sulla spiaggia non calpestata.
Qua e là piccole dune sulla cui cima fuoriescono ciuffi di vegetazione rivolta verso l'interno, deformati dal maestrale che molto spesso spira violento da queste parti .Sono solo, su questa lingua di sabbia chiusa tra due promontori rocciosi.
A sinistra le rovine di un mecchio magazzino della miniera. Sulla sabbia le orme di un gatto nero, accovacciato poco più avanti a godersi questo tepore.Riprendo il tragitto e giunto su un altopiano, rivedo in lontananza il blu intenso del mare, dove affaccia una vecchia torre a base circolare.
Qui non ci sono strade che permettono di raggiungere la costa, a meno che... ma con la mia è impensabile una cosa del genere!
Ancora altre curve, dove alla mia vista, si apre il panorama di Buggerru. Ancora oltre la spiaggia di Portixeddu ed infine il promontorio di Capo Pecora.
Giungo a Buggerru e decido di deviare lungo il versante della montagna, percorrendo una stradina stretta che la circoscrive, con l'intenzione di raggiungere la piccola frazione di Grugua. L'asfalto è pieno di sassi, mancante delle protezioni a bordo strada che dà direttamente su un ripido declivio roccioso. Salendo, sotto di me si apre uno scenario favoloso. A sinistra Buggerru ed il porticciolo, a seguire la spiaggia dalla sabbia dorata con le onde del mare che si infrangono sulla battigia. Il loro movimento smuove la sabbia sul fondo facendo assumere all'acqua vari colori che virano dal blu al celeste, al verde smeraldo: rimango davvero senza parole.
Trovo l'indicazione per Portixeddu che mi porterà, a seguire, al promontorio di Capo Pecora.
Questa spiaggia è fatta di rocce bianche, ovali, levigate nei secoli dal vento e dal mare, tant'è che viene chiamata anche "spiaggia delle uova di dinosauro".
Sono indeciso se tornare indietro o proseguire, consapevole di trovare la SS126 umida. Proseguo ed arrivo in breve tempo a Fluminimaggiore. Molti tratti all'ombra della statale che porta ad Iglesias sono umidi, ma nei tratti asciutti mi sono divertito come un bambino. Peccato non avessi portato con me gli elastici o il ragno: in un punto erano accatastate le cortecce di sughero, ottime per ricavarne vassoi dove mettere il maialetto dopo la cottura.
Valico il passo Genna Bogai a poco meno di 600 mt s.l.m. e percorro in discesa l'ultimo tratto della "Sant'Angelo" fino ad arrivare ad Iglesias. Così come per l'andata, percorro la SS130 fino a casa. Spengo la moto, la rimetto sotto il telo e quando la sera mi trovo sotto le coperte, mi viene in mente quanto scritto sul cartello turistico di Capo Pecora:
"...ma quando s'addormentò non sognò nè boschi nè carbone nè montagne nè merli che chioccolavano. Sognò un mare color lavagna attraversato da lunghe ondate bianche e due grosse barche che si allontanavano faticosamente , una avanti e una dietro, con le vele spiegate"
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domenica 12 febbraio 2012
Motostrade di Sardegna: La SS387 da Serdiana a Ballao
Questa volta percorriamo insieme un'altra strada poco frequentata dai bikers sardi, ma che pian piano sta prendendo sempre più piede. Una strada dove il divertimento è assicurato tra belle curve dal grip ottimo (veloci nel primo tratto, più tecniche nel secondo) e luoghi dove sostare ed apprezzare un pò di cosine.
Lasciamoci Serdiana alla nostra destra e continuiamo oltre la rotonda, in direzione Ballao. Percorriamo un lungo rettilineo attraversando alcuni dei vigneti delle vicine e famose cantine Pala ed Argiolas , qualche breve e veloce curvetta in discesa e ci troviamo al bivio di Donori. Qui vi consiglio fortemente una sosta al Caseificio Aresu, dove poter comprare un vasto assortimento di formaggi pecorini e caprini, oltre ad uno squisito pecorino erborinato, un'eccellente ricotta di pecora ed un particolarissimo pecorino Stravecchio Riserva 20 mesi! Il bar annesso funge anche da trattoria, ma sinceramente non so come si mangia.
Riprendiamo la strada ed iniziano le prime bellissime curve, ampie e veloci che ci conducono alle porte di Sant'Andrea Frius dove rallenteremo per attraversare il paese, sotto lo sguardo degli anziani seduti davanti la piccola chiesa o appoggiati sull'uscio di ingresso ai bar. Proseguiamo seguendo l'indicazione per San Niccolò Gerrei ed è ora che inizia il vero divertimento: dopo un ultimo, breve rettilineo, preparatevi a tirar fuori il sedere dalla sella ed affrontare questo stupendo tratto di strada. Riscaldiamo le spalle (dei pneumatici, si intende!), affrontiamo l'unico tornante a destra e via in accelerazione prendendo quota chilometro dopo chilometro. La strada è larga, l'asfalto in ottime condizioni, le curve ad ampio raggio... bisogna solo stare attenti ad eventuali animali che pascolano allo stato brado. Giungiamo nella località Pranu Sanguni. Prima di affrontare il rettilineo si può deviare a sinistra seguendo l'indicazione turistica per il punto di osservazione panoramico sul Sardinia Radio Telescope, un'enorme parabola costruita per studiare le onde radio provenienti dalle stelle. Attualmente il radiotelescopio è in fase di ultimazione, ma già è possibile effettuare visite guidate. Oltrepassiamo la Cantoniera ANAS e ricominciamo a piegare su un tratto di strada che ha ridotto la propria ampiezza, e quindi occhio alle curve cieche (che fortunatamente non ce ne sono molte nella direzione che stiamo percorrendo). Altri pochi chilometri ed eccoci giungere a San Nicolò Gerrei. Qui è possibile, per chi ne avesse voglia, deviare a destra per Villasalto: oltre ad altre belle curvette in salita, si può decidere di mangiare presso l'ottimo Ristorante Paolo Perella (Tel: 070956298) oppure girovagare tra le stradine di montagne dalle caratteristiche molto selvagge.
Eravamo a San Nicolò Gerrei... proseguiamo sempre per Ballao, e sempre lungo la SS387 che è diventata ormai stretta e meno esposta al sole: questa è la parte più tecnica del percorso, quindi concentrazione ed occhi sempre aperti al bordo strada. La cosa affascinante di questo tratto è guidare sentendo echeggiare il terminale tra le rocce dei monti, specialmente nell'ultimo tratto dove a sinistra si apre il letto di un torrente e lo sperone di roccia che frequente ospita le caprette arrampicate al pascolo.
Siamo giunti a Ballao, dove decidere se proseguire per Escalaplano ed i monti di Perdasdefogu o raggiungere il mare verso Muravera... ma questo è un'altra è un'altra strada!
Visualizza Ballao 2 in una mappa di dimensioni maggiori
Lasciamoci Serdiana alla nostra destra e continuiamo oltre la rotonda, in direzione Ballao. Percorriamo un lungo rettilineo attraversando alcuni dei vigneti delle vicine e famose cantine Pala ed Argiolas , qualche breve e veloce curvetta in discesa e ci troviamo al bivio di Donori. Qui vi consiglio fortemente una sosta al Caseificio Aresu, dove poter comprare un vasto assortimento di formaggi pecorini e caprini, oltre ad uno squisito pecorino erborinato, un'eccellente ricotta di pecora ed un particolarissimo pecorino Stravecchio Riserva 20 mesi! Il bar annesso funge anche da trattoria, ma sinceramente non so come si mangia.
Riprendiamo la strada ed iniziano le prime bellissime curve, ampie e veloci che ci conducono alle porte di Sant'Andrea Frius dove rallenteremo per attraversare il paese, sotto lo sguardo degli anziani seduti davanti la piccola chiesa o appoggiati sull'uscio di ingresso ai bar. Proseguiamo seguendo l'indicazione per San Niccolò Gerrei ed è ora che inizia il vero divertimento: dopo un ultimo, breve rettilineo, preparatevi a tirar fuori il sedere dalla sella ed affrontare questo stupendo tratto di strada. Riscaldiamo le spalle (dei pneumatici, si intende!), affrontiamo l'unico tornante a destra e via in accelerazione prendendo quota chilometro dopo chilometro. La strada è larga, l'asfalto in ottime condizioni, le curve ad ampio raggio... bisogna solo stare attenti ad eventuali animali che pascolano allo stato brado. Giungiamo nella località Pranu Sanguni. Prima di affrontare il rettilineo si può deviare a sinistra seguendo l'indicazione turistica per il punto di osservazione panoramico sul Sardinia Radio Telescope, un'enorme parabola costruita per studiare le onde radio provenienti dalle stelle. Attualmente il radiotelescopio è in fase di ultimazione, ma già è possibile effettuare visite guidate. Oltrepassiamo la Cantoniera ANAS e ricominciamo a piegare su un tratto di strada che ha ridotto la propria ampiezza, e quindi occhio alle curve cieche (che fortunatamente non ce ne sono molte nella direzione che stiamo percorrendo). Altri pochi chilometri ed eccoci giungere a San Nicolò Gerrei. Qui è possibile, per chi ne avesse voglia, deviare a destra per Villasalto: oltre ad altre belle curvette in salita, si può decidere di mangiare presso l'ottimo Ristorante Paolo Perella (Tel: 070956298) oppure girovagare tra le stradine di montagne dalle caratteristiche molto selvagge.
Eravamo a San Nicolò Gerrei... proseguiamo sempre per Ballao, e sempre lungo la SS387 che è diventata ormai stretta e meno esposta al sole: questa è la parte più tecnica del percorso, quindi concentrazione ed occhi sempre aperti al bordo strada. La cosa affascinante di questo tratto è guidare sentendo echeggiare il terminale tra le rocce dei monti, specialmente nell'ultimo tratto dove a sinistra si apre il letto di un torrente e lo sperone di roccia che frequente ospita le caprette arrampicate al pascolo.
Siamo giunti a Ballao, dove decidere se proseguire per Escalaplano ed i monti di Perdasdefogu o raggiungere il mare verso Muravera... ma questo è un'altra è un'altra strada!
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mercoledì 18 gennaio 2012
Motostrade di Sardegna: la SS125, da Lotzorai a Dorgali
Siamo in piena Ogliastra, un paradiso di Sardegna ancora poco conosciuto (per fortuna!) dall'orda di vacanzieri estivi, dove ci si divide tra le tentazioni del mare e quelle della montagna. Base di partenza è Lotzorai, alla cui uscita dal paese già cominciano le prime curve in salita idonee a riscaldare le gomme. A sinistra abbiamo roccia, mentre su entrambi i margini della carreggiata rallegrano il paesaggio le piante di fichi d'india. Posso già anticipare tranquillamente che la grana dell'asfalto offre un grip eccellente lungo tutto il tracciato (tranne che per alcuni brevi tratti dopo Baunei eventualmente interessati da frane e cedimenti durante l'inverno), ma bisogna comunque fare attenzione alla possibile presenza di pietre di dimensioni variabili che possono staccarsi dalla roccia a bordo strada.
Il primo tratto è veloce, poi un'ampia "esse", prima a destra poi a sinistra, anticipa l'accentuarsi della pendenza della strada ed il panorama che si apre verso l'entroterra alla nostra sinistra. Le gomme sono calde e possiamo giocare con la manopola del gas sul tratto più emozionante fatto di un susseguirsi di curve strette da percorrere a moto completamente piegata a destra, a sinistra, ancora a destra e così via... Pian piano saliamo di quota e se vogliamo, vale la pena dare uno sguardo al panorama alla nostra sinistra, dove dietro una curva si intravede il piccolo paese di Baunei. Questa è una zona rinomata per la carne ed il formaggio di capra!
Siamo praticamente partiti a livello del mare e dopo pochi chilometri già annusiamo l'aria di montagna. La carreggiata non è larghissima, quindi occhio a chi proveniente dalla corsia opposta taglia le traiettorie. I fichi d'india ci stanno abbandonando, segno che le quote montagnose si avvicinano. Continuiamo ad affrontare le curve con sicurezza sempre immersi nella ricca vegetazione. Il mare sembra lontano, eppure è ad un paio di chilometri in linea d'aria. Giungiamo a Baunei e, per chi ha poca benzina nel serbatoio è bene che provveda a rifornire perchè fino a Dorgali c'è il nulla e vista la bellezza delle strade, è facile farsi prendere la mano e portare la nostra puledra a consumi di carburante oltre la norma!
Attraversiamo lentamente il paese ed all'uscita godiamoci il paesaggio che affaccia sul paesino di Triei. Abbassiamo la visiera, impugnamo il manubrio e via per un altro bellissimo tratto. Secondo una mia personale opinione, se la bellezza della strada tra Lotzorai e Baunei è valutata 10/10 ed il panorama 9/10, qui la situazione è invertita, ma parliamo sempre e comunque del massimo dei voti.
ATTENZIONE! Capre, cavalli e maiali allo stato brado, mucche, sono all'ordine del giorno e potenzialmente dietro ogni curva, quindi occhio perchè seppur rappresentano un lato affascinante di questo itinerario, sono anche un pericolo per tutti gli utenti della strada!
L'asfalto continua ad essere perfetto ma ogni tanto rallentiamo per goderci meravigliosi scorci sulla natura più selvaggia dell'isola.
Attraversiamo un primo tunnel che buca il versante montagnoso e prepariamoci ad un tratto di strada ancora più vivace del precedente, quindi punte dei piedi sulle pedaline e giù in curva! Non vi preoccupate, che il divertimento non è finito, ci sono ancora un bel pò di chilometri da fare... Oltrepassiamo il bivio per Urzulei-Talana e proseguiamo sempre diritti verso Dorgali. Poco dopo non manca l'occasione, per chi è goloso, di comprare un pò di formaggio pecorino (ma sinceramente non conosco la qualità del prodotto e quindi non esprimo valutazioni). Lungo tutto il tragitto ci sono posti dove fermarsi per rinfrescarsi con acqua di sorgente o effettuare escursioni trekking o in MTB.
Dopo una "S" in salita ci troviamo di fronte il monte Genna Cruxi da dove inizia un bel tratto veloce. Il panorama a sinistra si chiude per lasciare il posto alle montagne alla nostra destra. La strada si restringe e non è difficile trovarla sporca da ghiaia caduta dalle rocce a bordo strada, quindi occhio! Ancora altri tunnel e ci troviamo al passo di Genna Silana, unico punto dove poter prendere un caffè, bere una birra o sgranocchiare delle patatine. Alla casa cantoniera è facile trovare maiali che attendono i turisti per uno spuntino, ma vi conviene non assecondarli, altrimenti vi ritroverete completamente assaliti!
Da qui parte un difficile sentiero per raggiungere le famosissime Gole di Su Gorroppu, un antico canyon (mi sembra sia il più grande d'Europa) scavato nella roccia, il cui letto è occupato da immensi massi granitici di colore bianco che è possibile oltrepassare solo se adeguatamente attrezzati.
La strada tende ormai a scendere e, riprendendo la guida, rallentiamo e fermiamoci pochi chilometri più avanti (precisamente al km 187). Volgiamo lo sguardo alla nostra sinistra ed ammiriamo Su Gorroppu, un vero spettacolo della natura. Due versanti della montagna che convergono in un unico punto, quasi fossero stati tagliati da un fendente sferzato da un gigante. Lasciamo pian piano i 1000 mt di altitudine e ci tuffiamo nella fitta vegetazione di questo versante che ci preclude la visione panoramica della zona se non per alcuni tratti. Si intravede Dorgali da lontano, ma prima di giungere alla mèta finale, deviate a destra per Cala Gonone e non ve ne pentirete!
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Il primo tratto è veloce, poi un'ampia "esse", prima a destra poi a sinistra, anticipa l'accentuarsi della pendenza della strada ed il panorama che si apre verso l'entroterra alla nostra sinistra. Le gomme sono calde e possiamo giocare con la manopola del gas sul tratto più emozionante fatto di un susseguirsi di curve strette da percorrere a moto completamente piegata a destra, a sinistra, ancora a destra e così via... Pian piano saliamo di quota e se vogliamo, vale la pena dare uno sguardo al panorama alla nostra sinistra, dove dietro una curva si intravede il piccolo paese di Baunei. Questa è una zona rinomata per la carne ed il formaggio di capra!
Siamo praticamente partiti a livello del mare e dopo pochi chilometri già annusiamo l'aria di montagna. La carreggiata non è larghissima, quindi occhio a chi proveniente dalla corsia opposta taglia le traiettorie. I fichi d'india ci stanno abbandonando, segno che le quote montagnose si avvicinano. Continuiamo ad affrontare le curve con sicurezza sempre immersi nella ricca vegetazione. Il mare sembra lontano, eppure è ad un paio di chilometri in linea d'aria. Giungiamo a Baunei e, per chi ha poca benzina nel serbatoio è bene che provveda a rifornire perchè fino a Dorgali c'è il nulla e vista la bellezza delle strade, è facile farsi prendere la mano e portare la nostra puledra a consumi di carburante oltre la norma!
Attraversiamo lentamente il paese ed all'uscita godiamoci il paesaggio che affaccia sul paesino di Triei. Abbassiamo la visiera, impugnamo il manubrio e via per un altro bellissimo tratto. Secondo una mia personale opinione, se la bellezza della strada tra Lotzorai e Baunei è valutata 10/10 ed il panorama 9/10, qui la situazione è invertita, ma parliamo sempre e comunque del massimo dei voti.
ATTENZIONE! Capre, cavalli e maiali allo stato brado, mucche, sono all'ordine del giorno e potenzialmente dietro ogni curva, quindi occhio perchè seppur rappresentano un lato affascinante di questo itinerario, sono anche un pericolo per tutti gli utenti della strada!
L'asfalto continua ad essere perfetto ma ogni tanto rallentiamo per goderci meravigliosi scorci sulla natura più selvaggia dell'isola.
Attraversiamo un primo tunnel che buca il versante montagnoso e prepariamoci ad un tratto di strada ancora più vivace del precedente, quindi punte dei piedi sulle pedaline e giù in curva! Non vi preoccupate, che il divertimento non è finito, ci sono ancora un bel pò di chilometri da fare... Oltrepassiamo il bivio per Urzulei-Talana e proseguiamo sempre diritti verso Dorgali. Poco dopo non manca l'occasione, per chi è goloso, di comprare un pò di formaggio pecorino (ma sinceramente non conosco la qualità del prodotto e quindi non esprimo valutazioni). Lungo tutto il tragitto ci sono posti dove fermarsi per rinfrescarsi con acqua di sorgente o effettuare escursioni trekking o in MTB.
Dopo una "S" in salita ci troviamo di fronte il monte Genna Cruxi da dove inizia un bel tratto veloce. Il panorama a sinistra si chiude per lasciare il posto alle montagne alla nostra destra. La strada si restringe e non è difficile trovarla sporca da ghiaia caduta dalle rocce a bordo strada, quindi occhio! Ancora altri tunnel e ci troviamo al passo di Genna Silana, unico punto dove poter prendere un caffè, bere una birra o sgranocchiare delle patatine. Alla casa cantoniera è facile trovare maiali che attendono i turisti per uno spuntino, ma vi conviene non assecondarli, altrimenti vi ritroverete completamente assaliti!
Da qui parte un difficile sentiero per raggiungere le famosissime Gole di Su Gorroppu, un antico canyon (mi sembra sia il più grande d'Europa) scavato nella roccia, il cui letto è occupato da immensi massi granitici di colore bianco che è possibile oltrepassare solo se adeguatamente attrezzati.
La strada tende ormai a scendere e, riprendendo la guida, rallentiamo e fermiamoci pochi chilometri più avanti (precisamente al km 187). Volgiamo lo sguardo alla nostra sinistra ed ammiriamo Su Gorroppu, un vero spettacolo della natura. Due versanti della montagna che convergono in un unico punto, quasi fossero stati tagliati da un fendente sferzato da un gigante. Lasciamo pian piano i 1000 mt di altitudine e ci tuffiamo nella fitta vegetazione di questo versante che ci preclude la visione panoramica della zona se non per alcuni tratti. Si intravede Dorgali da lontano, ma prima di giungere alla mèta finale, deviate a destra per Cala Gonone e non ve ne pentirete!
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venerdì 6 gennaio 2012
Motostrade di Sardegna: la SS293 da Siliqua a Nuxis
Sono scarsi 16 chilometri di asfalto... ma percorrerli è sinonimo di puro piacere motociclistico.
Si parte dalla rotonda che interseca la SP2 "Pedemontana" con la SS293, ai piedi del monte sulla cui cima insistono i ruderi del Castello di Acquafredda, antica dimora del Conte Ugolino.
Si affrontano le prime curve: a sinistra, poi a destra per iniziare a scaldare le gomme. Un lungo rettilineo e siamo pronti a danzare dopo averci lasciato sulla destra ciò che resta di una vecchia cantoniera. L'ampiezza della strada è stretta e bisogna prendere bene le misure, ed arrivare lungo in uscita di curva vale a dire trovarsi pericolosamente nell'altra corsia. L'asfalto è perfetto, recentemente messo a nuovo. Le curve si susseguono l'una dietro l'altra, tutte a stretto raggio ma in alcuni tratti sembrano disegnare degli slalom tanto da poter apprezzare le qualità dei veloci cambi di direzione di moto e pneumatici.
Si esce da una curva già con l'impostazione per la successiva. Il paesaggio è molto suggestivo, ma non c'è modo di distrarsi, tanta è la concentrazione riservata alla guida.
Occhio al bordo strada, specie nel tratto iniziale, dove non è raro vedersi spuntare improvvisamente caprette e montoni.
L'elevazione della strada è in salita quasi impercettibile. Affrontiamo alcune curve veloci che precedono un breve tunnel e poco dopo incontriamo sul margine destro della strada, degli archi in pietra che sorreggono i binari del vecchio tratto ferroviario che un tempo collegava le miniere della zona. Non sempre è visibile, ma la strada ferrata è quasi parallela a quella asfaltata e ci fa compagnia lungo tutto il percorso. Due tornanti in salita, prima a sinistra poi a destra, da percorrere in seconda e si apre il gas per un tratto abbastanza veloce seguito da un breve rettilineo per sgranchire un attimo le ginocchia (per chi utilizza le pedane arretrate) e poi ci si tuffa in lieve discesa costeggiando il lago ricavato dalla diga Bau Pressiu che scorgiamo poco dopo alla nostra sinistra superando un viadotto. Si scala di marcia per l'ultimo tratto che, attenzione, può presentarsi umido se lo percorriamo nei periodi meno caldi. L'asfalto nuovo ci permette di aprire il gas in tutta sicurezza, affrontando queste bellissime curve in un breve saliscendi prima di giungere nella frazione Acquacadda di Nuxis.
Se lo stomaco si lamenta ed è orario di pranzo (o cena) voglio segnalarvi un ottimo posto dove sedersi a tavola: il Ristorante da Letizia.
Visualizza Da Siliqua a Nuxis in una mappa di dimensioni maggiori
Si parte dalla rotonda che interseca la SP2 "Pedemontana" con la SS293, ai piedi del monte sulla cui cima insistono i ruderi del Castello di Acquafredda, antica dimora del Conte Ugolino.
Si affrontano le prime curve: a sinistra, poi a destra per iniziare a scaldare le gomme. Un lungo rettilineo e siamo pronti a danzare dopo averci lasciato sulla destra ciò che resta di una vecchia cantoniera. L'ampiezza della strada è stretta e bisogna prendere bene le misure, ed arrivare lungo in uscita di curva vale a dire trovarsi pericolosamente nell'altra corsia. L'asfalto è perfetto, recentemente messo a nuovo. Le curve si susseguono l'una dietro l'altra, tutte a stretto raggio ma in alcuni tratti sembrano disegnare degli slalom tanto da poter apprezzare le qualità dei veloci cambi di direzione di moto e pneumatici.
Si esce da una curva già con l'impostazione per la successiva. Il paesaggio è molto suggestivo, ma non c'è modo di distrarsi, tanta è la concentrazione riservata alla guida.
Occhio al bordo strada, specie nel tratto iniziale, dove non è raro vedersi spuntare improvvisamente caprette e montoni.
L'elevazione della strada è in salita quasi impercettibile. Affrontiamo alcune curve veloci che precedono un breve tunnel e poco dopo incontriamo sul margine destro della strada, degli archi in pietra che sorreggono i binari del vecchio tratto ferroviario che un tempo collegava le miniere della zona. Non sempre è visibile, ma la strada ferrata è quasi parallela a quella asfaltata e ci fa compagnia lungo tutto il percorso. Due tornanti in salita, prima a sinistra poi a destra, da percorrere in seconda e si apre il gas per un tratto abbastanza veloce seguito da un breve rettilineo per sgranchire un attimo le ginocchia (per chi utilizza le pedane arretrate) e poi ci si tuffa in lieve discesa costeggiando il lago ricavato dalla diga Bau Pressiu che scorgiamo poco dopo alla nostra sinistra superando un viadotto. Si scala di marcia per l'ultimo tratto che, attenzione, può presentarsi umido se lo percorriamo nei periodi meno caldi. L'asfalto nuovo ci permette di aprire il gas in tutta sicurezza, affrontando queste bellissime curve in un breve saliscendi prima di giungere nella frazione Acquacadda di Nuxis.
Se lo stomaco si lamenta ed è orario di pranzo (o cena) voglio segnalarvi un ottimo posto dove sedersi a tavola: il Ristorante da Letizia.
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